Servizi… pubblici


Bagno fuori servizio

No, non ci siamo. Roma dimostra ancora una volta di non essere una città per tutti, tanto meno per i più poveri.

Facciamo un passo indietro. Oggi mi trovo con la mia ragazza che deve tornare a casa (provincia di FR) prendendo la corriera dalla stazione di Anagnina, in periferia di Roma. Ci accorgiamo, una volta lì, di avere una certa fretta di usufruire dei servizi pubblici. Li cerchiamo e li troviamo… chiusi.
La stazione dispone in teoria di ben due bagni ma questi, la domenica sera, per qualche strano motivo vengono sprangati; chi ha bisogno di andare non può così far altro che tenersela.

Per fortuna io sono potuto andare subito a casa, ma la mia ragazza ha dovuto aspettare almeno un’oretta e mezza. E se fossimo stati disabili? E se avessimo avuto problemi renali? Avremmo certamente dovuto farla per strada, aggiungendo altro degrado a quanto già è possibile trovare ora. Ci si chiede perché debbano tenere chiusi dei servizi apparentemente funzionanti, e forse la risposta è sempre la stessa: mancanza di investimenti per le pulizie, o forse mancanza di voglia di gestire un servizio.

Se ci si reca alla stazione centrale di Roma, la Stazione Termini, si può constatare che il servizio, a pagamento, funziona. Sempre pulito, in ordine, sempre ben tenuto. Questo forse perché lì arrivano i soldi (è presente un grande centro commerciale nello stesso piano) o forse semplicemente perché gli stranieri sono “i turisti ricchi”, “i tedeschi” e non “i poveracci”, “i rumeni che si alzano alle quattro per venire a lavorare dall’interland fino alla città”. E’vergognoso pensare che la dignità delle persone dipenda da quanto sborsano, ma è coerente con un modo di pensare ormai diventato fondamentalmente condiviso tra tutti. Eppure siamo nella civile capitale, o almeno questo è ciò che ci fanno pensare. La stessa capitale che ha fatto morire una donna colpita al viso nell’indifferenza di tutti. La stessa che giornalmente calpesta i diritti dei meno abbienti, lasciati morire di freddo nelle strade in inverno.

Se vogliamo mantenere lo stesso standard qualitativo, tanto “sono poveri, che ci importa”, nessuno si lamenti, la prossima volta, se vedrà un uomo girato verso un muretto o una donna accovacciata tra due auto.

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