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Kung-Fu, Karate, Aikido, Tai-Chi… e il mondo delle arti orientali

Kung Fu: successo grazie al duro lavoro


In ogni aspetto della vita è normale porsi degli obiettivi. Il modo in cui si affrontano le sfide può variare enormemente. Per ottenere un risultato talvolta l’unico modo è rinunciare ai sotterfugi e agli inganni e alle vie alternative. Duro esercizio e il lungo tempo necessario a conseguire il risultato sono la vera essenza del Kung Fu: l’insieme delle arti marziali e filosofie cinesi che rappresentano una delle modalità più alte di automiglioramento. Ed è per questo che ho scelto, da qualche anno, di imparare quest’arte marziale.

La parola Kung Fu, talvolta riportato come Gong FuWushu (Arte della Guerra), ha origini antichissime in Cina. Il tempio buddhista di Shaolin, nella regione Henan fu proprio all’origine dell’arte marziale o almeno la codifica dello stesso, un vero e proprio punto d’unione tra pratica meditativa e arte guerresca. Altre parole che indicano l’arte sono ad esempio Wu Yi (Abilità Marziale), Zhong Guo Quan (Arte del Pugilato Cinese), Quan Shu (Arte del Pugilato)

C’è chi afferma che fu Bodhidharma, monaco del Tempio che dopo nove anni di meditazioni ricevette l’illuminazione e creò lo Shaolinquan. Chi invece che fu il taoista  Zhang San Feng a creare il Taijijuan (Tai-Chi). Chi infine che le arti marziali videro la vita dall’imitazione dai movimenti degli animali. La storia è ombrosa, anche se documentata dalla tradizione.

E’più facile tracciare gli stili attuali, che si sono geograficamente diffusi nella Cina anche grazie alla trasformazione da sola arma di combattimento e di difesa contro pirati e banditi ad allenamento e miglioramento atletico. Migliorare il corpo per addestrare lo spirito.

– Si catalogano gli stili solitamente dividendoli tra quelli originari della Cina del  Nord Cina del Sud; i primi caratterizzati da movimenti veloci e fluidi, calci e salti, mentre i secondi da pugni, colpi potenti e posizioni più basse.
– Si distinguono inoltre gli stili in interni ed esterni: i primi più esplosivi, duri e veloci (ceppo Shaolin), mentre i secondi più lenti, morbidi e meditativi (Wudang).

Cerchiamo di individuare alcuni stili di Kung-Fu, anche se non necessariamente quelli più rappresentativi.

– Lo stile Mei Hua Quan, molto diffuso e con numerose ramificazioni successive, è un’evoluzione dello Shaolin che vede un’applicazione della forza ma con forme morbide e lente. Il movimento è rotondo e continuo, con delle forme dette Jiazi (anche se la struttura non è propriamente immutabile e codificata completamente) e delle posture dette Wushi che si completano in modalità respiratorie ed energetiche associate agli elementi. Questo stile utilizza anche le armi (alabarda, sciabola, ascia, spada, etc.).

– Il Taijiquan che racchiude una serie di tecniche meditative e respiratorie che possono anche essere applicate al combattimento vero e proprio. Questo stile interno, nato come applicazione della medicina cinese tradizionale, si basa sull’alternarsi delle due polarità Yin-Yang e sublima in alcune tecniche di autodifesa in un insieme di movimenti morbidi che però possono terminare in finali fulminei. Questo è diretta conseguenza della concentrazione del Qi (Chi).

– Il Wing Chun, concepito dalla monaca buddhista Ng Mui, portata avanti dalla sua allieva Yim Wing Chun e poi codificata in tempi più moderni dal Maestro Yip Man nel 20°secolo. Lo stile mira al massimo risultato con il minimo sforzo, diminuendo le tecniche possibili a favore di poche ed efficaci mosse: pugni verticali, breve distanza, movimenti geometrici e basati più su reazioni istintive che visive. Ciò è completato da principi come quello del cuneo, raffiche di colpi e dalle posizioni del gomito in modo da racchiudere il più possibile il campo d’azione. Questo stile si è poi evoluto nell’ancora più essenziale Jet Kune Do sintetizzato da Bruce Lee.

– Gli stili imitativi: una serie di stili che tendono a imitare le forme degli animali come Houquan (Scimmia), Tanglang (Mantide), Huquan (Tigre), Longquan (Drago), Shequan (Serpente). Molti degli altri stili cinesi hanno comunque ottenuto grandi benefici nel riprendere le movenze degli animali, cosa che non succede mai ad esempio in quelli giapponesi come il Karate. Le forme degli animali comprendono calci, colpi simili ad artigliate (come nella Tigre), prese articolari, colpi rapidi e posizioni basse (come nella Mantide).

– Lo stile Hung Gar, diretto erede dello Shaolin, predilige l’uso delle braccia con posture molto stabili e calci che non superano mai l’inguine. Lo stile Hung Gar si basa su grande tensione muscolare, forza esplosiva, mentre l’allenamento si basa sul rafforzamento delle braccia che diventano armi vere e proprie. Famoso l’uomo di legno che è l’attrezzo di allenamento principe e il cui uso sublima in nuove forme di combattimento.

– Esistono poi gli stili sportivi come Chang Quan (basato su movimenti veloci e agili  alternati a pause e movimenti lenti), il Nanquan (diffuso durante i primi anni della Repubblica Popolare Cinese e basato su rotazioni rapidissime e alternarsi di pugni e calci, con gesti atletici e armi), il Sanda (applicazione puramente sportiva dell’arte).

Il Kung Fu, anche grazie al cinema di Hong-Kong degli anni ’70 e all’operato di Bruce Lee, morto prematuramente e misteriosamente, si è diffuso in occidente negli ultimi 40 anni. L’importanza di questo percorso è quella di consentire un’applicazione della forza di volontà, della costanza e miglioramento costante. Quello che io personalmente ho trovato, cominciando in tarda età (30 anni)  rispetto alla media è stato un grande beneficio ma soprattutto una grande sicurezza: ripensare se stessi nei termini diversi, cambiare l’immagine che si ha da persona priva di capacità atletiche a individuo in grado di superare i propri limiti è un ottimo modo per chiarire spirito e mente.

Se potete provate, e mediante il “duro lavoro” raggiungerete la conoscenza di voi stessi. Ovviamente dovrete essere in grado di non essere spaventati dai vostri limiti, che sono soltanto spettri creati dalla vostra immaginazione.