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Obiettivi e Azioni per una giusta Motivazione


Nella vita, è naturale, ognuno ha degli obiettivi. Alcuni sono grandi o perfino irraggiungibili, altri invece sono tranquillamente alla propria portata. Parlando con alcune persone mi sono però reso conto che spesso non è chiaro il significato della parola “obiettivo”.

“Cosa devi fare oggi?”
“Pulire la mia stanza”.
“E qual è il tuo obiettivo finale?”
“Beh… togliere la polvere, rifare i letti”…

In realtà questo tipo di ragionamento a mio avviso crea una certa confusione. Quando visualizziamo l’obiettivo dobbiamo appunto prima focalizzare il risultato vero e proprio; anche se nella nostra mente questo deve essere ovviamente chiaro, dobbiamo comunque cercare di astrarlo il più possibile dalle azioni necessarie a portarlo a termine. Come descrive David Allen in Getting Things Done, libro già descritto in un mio precedente articolo, è necessario mantenere diversi livelli nella propria pianificazione: c’è l’obiettivo che corrisponde ciò a cui vogliamo arrivare alla fine, sia ad esempio “avere un corpo sano”, “ottenere sicurezza sul lavoro” e così via. Poi ci sono i progetti, che comprendono una serie di azioni di numero variabile (“trovare un lavoro che mi consenta di avere la sicurezza che voglio”) e infine le singole azioni (“preparare il curriculum”, “spedire il curriculum” e così via).

Bisogna quindi visualizzarsi nello stato che si accompagna al raggiungimento del nostro obiettivo: io, ad esempio, mi immagino nella mia forma fisica migliorata, che è l’obiettivo a cui punto frequentando la palestra. Cerco di visualizzare il mio corpo più forte e tonico, immagino il mio fiato meno breve, i riflessi più veloci.

Cominciamo dunque a visualizzare il nostro obiettivo come tale, distaccandolo concettualmente dalle azioni che dobbiamo portare avanti mentre lo perseguiamo. Questo per consentirci di modificare quando necessario il metodo scelto, senza per questo dover virare ogni volta in una direzione diversa.

La Tecnica del pomodoro


Ok, il tempo è tiranno, lo stress aumenta i battiti del cuore e la distrazione ci impedisce di ragionare… ma avete mai pensato che l’orologio non è la misura del nostro successo? Dopotutto  “la giornata è di ventiquattro ore per tutti”.

Mi è capitato di trovare la Tecnica del Pomodoro casualmente, su internet, e ci è voluto veramente poco a provarla.

Prendete un timer, uno di quelli a carica che ticchettano fino a suonare rumorosamente quando scattano (ammettiamolo, sveglierebbero anche un morto). Fatto? Bene! Assomiglia a un pomodoro, come quello che vedete sopra? Meglio, siete del giusto spirito!

Ora scegliete un task (obiettivo) da portare a termine in un tempo limitato. Settate il timer a 25 minuti, e lavorate solo ed esclusivamente sul vostro task senza consentirvi nessuna distrazione. No, anche guardare la biondina al tavolo accanto al vostro è una distrazione! Dovete spuntare la vostra to-do list ogni volta che portate avanti una parte del vostro compito.

La sveglia ha suonato? Ok, ora potete permettervi una pausa di cinque minuti, ve la siete meritata. Ho detto cinque, non tergiversate!

Ricominciate un altro pomodoro… ops periodo di venticinque minuti di lavoro ininterrotto al vostro task. Così per quattro volte. A questo punto potete anche concedervi una pausa più lunga.

Io il metodo l’ho provato:  consente effettivamente di evitare numerosissime distrazioni che di solito dipendono dal fatto di non concentrarsi pienamente su una singola azione. Quando lavoriamo, spesso controlliamo l’e-mail, chiacchieriamo con un collega, mandiamo un SMS, creando così tantissime micro-pause che sommate insieme diventano un’enorme perdita di tempo. Unito al sistema Getting Things Done di cui avevamo già parlato, la Tecnica del Pomodoro può migliorare moltissimo le nostre giornate lavorative.

In un successivo articolo parlerò di come personalmente ho esteso questo tipo di tecnica, e di altri accorgimenti da attuare per ottimizzare il proprio lavoro. Buon pomodoro!

Recensione – Detto Fatto! (Getting Things done)


Detto, Fatto!

Il libro "Detto Fatto" (Getting Things done) di David Allen

Tra tutti i sistemi che ho provato (e ne ho provati tanti) questo è quello che più mi ha colpito, e fondamentalmente, quello che ho preso come punto di partenza per il mio automiglioramento, assieme ai consigli di Anthony Robbins, uno di quelli che considero veri e propri guru nell’ambito.

Facciamo una piccola introduzione all’argomento. In libreria è possibile trovare intere sezioni sull’argomento dell’Automiglioramento. E’un genere che va molto dagli anni ’80, e penso sia nato in ambiente aziendale, per il miglioramento degli aspetti manageriali e della produttività personale, ma poi in realtà si è esteso all’uomo comune che voglia cambiare in meglio gli aspetti della propria vita. Si tratta di tutta una serie di testi che vanno dalla psicologia al marketing, dalla meditazione alle metodologie di auto-organizzazione. Questo libro fa parte dell’ultima categoria.

David Allen

David Allen, l'autore del sistema e del libro

L’autore, David Allen, è un consulente aziendale che ha cercato appunto di applicare le metodologie che hanno caratterizzato il suo lavoro alla vita di tutti i giorni. La base concettuale del sistema è liberare la propria mente dai pensieri di tutti i giorni e le preoccupazioni, in modo da riuscire a incanalare le azioni secondo una strategia prestabilita. Le operazioni da effettuare sono:

– La Raccolta:  segnare senza un ordine particolare su un foglio (o su uno dei software nel tempo nati appositamente per raccogliere le informazioni secondo il sistema GTD) tutti gli aspetti della propria vita che si desidera riorganizzare. Hai un mobile pieno di carte? Una serie di appuntamenti? Oggetti in disordine? Ogni cosa va segnata, senza preoccuparsi dell’ordine.

– L’Elaborazione: una volta che gli elementi sono stati segnati, per ognuno si decide: si agisce immediatamente (se l’azione è unica, come fare una telefonata), si delega, si archivia.

– L’Organizzazione: per portare avanti gli elementi della lista li si deve organizzare in modo da creare una serie di step necessari. Ognuno è un cosiddetto “progetto” mirato a un “obiettivo”.

La caratteristica  del GTD, che per alcuni è un po’il suo limite, è  che non si lavora per priorità: a seconda del contesto in cui è possibile compiere un’azione (es. in casa, in giro, al telefono) si attueranno le varie azioni. Inoltre si ragiona sempre per tempo disponibile (se un’azione richiede un minuto, un’ora, due ore).

L’ultima categoria di azioni è quelle che sono definite “Prima o poi/Forse” ovvero quelle che un giorno ci piacerebbe fare ma per mancanza di tempo, soldi o energie non è possibile per ora fare: viaggi, studi universitari interrotti, e così via.

Vi consiglio la lettura del sistema che secondo me è molto utile per cominciare a  diminuire lo stress accumulato nel gestire le moltissime evenienze che dobbiamo programmare, sia in campo lavorativo che personale. E’un modo di pensare nuovo, che elimina le cosiddette “Liste” (checklist) che sono di difficile gestione se le cose da fare sono tantissime… o troppe.

Viviamo in un’epoca in cui è difficile gestire la marea di informazioni richieste dal nostro lavoro e della nostra vita: un’agenda elettronica non è più sufficiente, ora serve abituare la mente. E questo è un libro pieno di ottime idee, in un successivo articolo vi spiegherò come  ho deciso di metterle in pratica.