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Lo spirito e la mente. Visione e realtà.

Lo Zen e l’arte dell’Origami


Origami

L’origami è l’arte giapponese del piegare la carta per ottenere delle figure tridimensionali. Si fanno animali, piante, e ogni genere di forma. L’origami  si è diffuso in giappone soprattutto in era shintoista.

Lo Zen è una dottrina orientale, di matrice buddhista e molto antica. Si basa sul raggiungimento dell’illuminazione in modo diretto, e diversamente dal Buddhismo indiano che predica una serie di azioni lungo l’intero arco dell’esistenza finalizzate alla purificazione della propria anima fino a uscire progressivamente dal ciclo delle rinascite, lo Zen si basa sul principio che l’illuminazione può essere immediata, o può richiedere mille vite se non avviene  il satori ovvero il distacco partecipato.

Cosa hanno per me queste due parole in comune? Come mai ho avvicinato questi due concetti tanto diversi?

L’illuminato Zen non ha bisogno di grandi rituali e di meditazioni lunghe e basate su libri di preghiera. E’vero: esiste il Soto Zen, la meditazione davanti al muro, che può richiedere lungo tempo. C’è lo Zazen o meditazione seduta, la separazione della mente dal resto dell’universo perché in realtà ci si sta unendo a esso come cosa sola. Ma questa è soltanto una piccola parte dello Zen.

Lo Zen si applica alla vita di tutti i giorni: si può essere Zen sul lavoro, si può praticare questa filosofia (anche se questo termine è inadatto alle discipline orientali) anche durante il pasto. Può essere zen una giornata di pioggia, può esserlo una musica, può diventarlo anche un sorriso o uno schiaffo.

E perché è Zen un Origami?  Osservalo mentre lo pieghi, e capirai (anzi realizzerai) che la realtà è soltanto un’apparenza. Il foglio piatto che diventa una gru ti fa realizzare la caducità. Come osservare una foglia che cade.

Se non hai capito perché l’Origami è Zen non puoi far altro che provare.