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La papaya e le sue proprietà 


L’unico frutto dell’amor… non era proprio questo quello decantato dall’opera musicale ma effettivamente la Papaya contiene una serie incredibile di proprietà interessanti che rendono questo frutto tropicale d’origine americana (tanto che gli indios lo offrirono ai coloni spagnoli) un incredibile tesoro nutrizionale.

Pur essendo molto costoso (l’altro giorno ho visto che sfiorava i 5 euro al Kg)  è particolarmente utile tenere in considerazione di comprarlo e consumarlo periodicamente. Come l’avocado (un po’meno complicato rispetto a questo,  in effetti) non è facile tirarne fuori una  centrifuga vista la solida consistenza. Dopo averla sbucciata, però,  potete mangiare sia la polpa che i semi. Vediamo qualche proprietà interessante. 

Il frutto contiene una sostanza, la papaina, che migliora le qualità digestive dello stomaco. La grande quantità di sali minerali e vitamine supera quella dei frutti più comuni, tanto che all’epoca era utilizzata per combattere lo scorbuto, assieme agli agrumi.

Molte le proprietà antitumorali, soprattutto in forma meno matura (verde e più piccola) anche se con un sapore assai meno gradevole. 

Potente la capacità del frutto di rendere meno aggressivi i radicali liberi, causa di invecchiamento precoce di tessuti e organi. Inoltre le placche di colesterolo, principale causa di ictus e altre gravi malattie cardiocircolatorie, sono ridotte dal consumo frequente di questo frutto. 

Le priorità positive dell’alimento sono esaltate dalla fermentazione: potremo trovare diversi integratori in polvere (disidratati) nelle erboristerie.

L’unica piccola controindicazione è data dal consumo costante dei semi: avendo potere contraccettivo per gli uomini,a lungo andare si potrebbe verificare una temporanea infertilità. 

Che ne dite di cominciare a provare il fantastico frutto? Anche io voglio farlo, dato che non potrà che farmi bene! 

Immagine Creative Commons

Passare da vegetariano a vegan: quanto è difficile? 


Il percorso di ogni persona attenta ai diritti degli animali è legato alla propria sensibilità ed esperienza. Ci sono alcuni che tendono a trasmettere ad alcuni animali (ad esempio cani, gatti) il proprio affetto tanto da trattarli quasi come membri della famiglia; continuano però a nutrirsi di carne e derivati animali manifestando quello che viene comunemente definito “specismo”, distinzione tra differenti specie di animali da compagnia e legati all’alimentazione. 

Quello che viene definito da alcuni il passo successivo in un ideale percorso è il vegetarianismo: si smette di nutrirsi di carne e parti del corpo degli animali perché ci si rifiuta di rendere necessaria la loro morte per la propria vita. Si smettono anche di usare derivati diretti come grasso, gelatina fotografica e pelletteria perché sottoprodotti dell’uccisione dell’animale. La scelta è spesso brusca anche se effettivamente ponderata magari per un lungo periodo. 

Il gradino “successivo” della scala è il veganismo: si rinuncia a nutrirsi e utilizzare qualsiasi derivato dello sfruttamento animale come latte, uova, lana, miele. Il veganismo è una filosofia di vita a tutto tondo, che si occupa anche di quegli aspetti che gli onnivori (o carnisti, come li definiscono alcuni )  ignorerebbero o considererebbero ininfluenti: sperimentazione animale, allevamento, riproduzione del bestiame. 

Il mio viaggio in questo genere di alimentazione dura da quasi 10 anni ovvero da quel primo gennaio 2007 in cui ho deciso di diventare vegetariano rinunciando alla responsabilità della morte degli animali per mantenermi in vita. Sinceramente io, anche se effettivamente ho cercato di informarmi sulle nozioni dietetiche e di nutrizione e di mantenere la mia salute il più possibile, ho dato attenzione più all’aspetto etico che a quello salutista. 

Negli anni però mi sono reso conto che il passaggio da vegetariano a vegan si è rivelato molto più difficile del previsto. Perché? Vediamo qualche motivo. 

  • Nei bar e ristoranti è difficile trovare alternative prive di latte e latticini
  • Non è facile introdurre le proteine senza utilizzare prodotti animali 
  • In diversi prodotti industriali sono presenti derivati animali “nascosti”
  • Quando si viene ospitati da amici e parenti, questi spesso non sono pronti ad alternative vegane.

Mi rendo conto che la mia indecisione è stata pigrizia: negli anni avrei dovuto trovare soluzioni per riuscire a fare quello che si potrebbe definire “salto di qualità “. Vegetariano per alcuni è un po’una via fi mezzo, un ibrido inutile.

Ho deciso oradi passare presto a vegan perché ora mi sto pian piano organizzando a dovere. Qualche consiglio per chi volesse intraprendere lo stesso percorso.

  1. A mio avviso forse è più facile passare direttamente a vegan.
  2. Prepararsi e studiare è fondamentale : per i vegan le carenze in caso di disattenzione sono più facili 
  3. Preparate un piano d’azione e cucinate a casa monoporzioni, che potrete consumare invece di mangiare necessariamente fuori
  4. Potete orientarvi a marchi come VeganOk che garantiscono assenza di latte e uova
  5. Esistono alternative valide ai formaggi come “formaggi” veg, Mozzarisella
  6. Le uova possono essere sostituite in diversi modi.
  7. Avvisate amici e parenti e fate calire le vostre motivazioni. Sarà necessario perché essere vegetariano è incomprensibile ai molti, essere vegan ancor di più 

È sicuramente fattibile questa trasformazione ma bisogna armarsi di pazienza. Si sarà premiati dalla certezza che il proprio comportamento non avrà modo di danneggiare esseri senzienti e si ridurrà il proprio impatto sulle altre vite

(Photo by Elisa Paluan – https://m.flickr.com/#/photos/giocacola/3929131337/)

    Sei abbastanza vegetariano?


    Il bullo

    Come sapete sono vegetariano, ma non sopporto granché chi passa il suo tempo a combattere gli altri perché non sono “abbastanza qualcosa”.

    Sono vegetariano? Tu sei uno schifoso carnivoro!
    Sono vegan? Come fai a mangiare ancora quel formaggio?
    Sono crudista? Attento al glutine, fa malissimo e impedisce la digestione!
    Sono fruttariano? Non è naturale mangiare melanzane!

    E così via, in un tripudio di “sono più bravo di te perché mangio meno cose”, quasi il sacrificio fosse fondamentale per dimostrare le proprie capacità ed essere migliore agli occhi degli altri e soprattutto di se stessi.

    Io penso alla condizione basilare della mia etica: agisci per te, non pensare agli altri. C’è infatti un’alta percentuale di persone che trova soddisfazione nel redarguire gli altri, quasi per dimostrare di essere migliori di loro… e forse soltanto perché queste persone sentono di avere grossi limiti.

    L’alimentazione dovrebbe essere soprattutto un fatto etico: sia verso il prossimo (gli animali, la natura) ma soprattutto nei confronti di se stessi, da portare alla migliore condizione possibile. Non dobbiamo farlo se non ci sentiamo pronti, perché altrimenti ritorneremo presto alle vecchie abitudini; non vedo nemmeno perché però dovremmo combattere con ferocia e arroganza abitudini altrui: se siamo veg* per motivi etici lo siamo per cercare la pace, e dovremmo farlo con modi pacifici.

    Non deve esistere una classifica, proprio perché non c’è il “più buono” perché “abbastanza vegetariano” : creandola facciamo soltanto del buonismo.  Mi piacerebbe molto avviare una discussione sull’argomento: cosa ne pensate?

    Essere vegetariani – 2: Classificazione dei Vegetariani


    Vegan Lasagna

    Essere vegetariani è un po’ far parte di una categoria. Eppure questo penso sia sbagliato, perché fare categorie è un errore.

    Eppure si è soliti distinguere i vegetariani in vari gruppi. E’un po’ limitante, ma può essere utile per capire alcune caratteristiche di questo regime alimentare. Escluderò da queste descrizioni tutti quelli che introducono in qualche modo animali morti nella loro dieta. Per me, per esempio, chi mangia pesce non è un vegetariano. Chi usa la pelle non è vegetariano. Chi maltratta gli animali, qualsiasi alimentazione segua, non è vegetariano.

    Latto-Ovo-Vegetariani hanno eliminato carne e pesce dalla loro dieta. Oltre ai vegetali, però, questa comprende anche uova, latte e derivati. Ovviamente l’eliminazione della carne coincide nella maggioranza dei casi con il rifiuto della pelle/cuoio/seta e tutti prodotti che abbiano coinciso con la morte dell’animale.

    Latto-Vegetariani hanno tolto, rispetto al gruppo precedente, le uova, considerate potenziali pulcini (inoltre i pulcini maschi delle ovaiole vengono uccisi perché ritenuti inutili). Restano così soltanto vegetali e latticini.

    Gli Ovo-Vegetariani hanno eliminato dalla dieta del primo gruppo il latte, convinti che il latte vaccino sia un alimento destinato soltanto ai vitelli, i quali sono privati del loro nutrimento in favore degli esseri umani.

    I Vegani (o Vegan) hanno deciso non solo di mangiare alimenti soltanto vegetali (quindi carne, pesce, latte, uova e latticini esclusi). I Vegani si nutrono soltanto di verdure, frutta, semi, insomma tutto quanto non richieda sfruttamento animale. Niente miele, perché le api subiscono violenza quando viene sottratto il loro frutto. Niente lana, perché significa sfruttamento dell’animale. Niente circhi, perché gli animali sono schiavi in funzione del nostro divertimento.

    Crudisti si nutrono soltanto di alimenti crudi. Questo tipo di alimentazione ha anche una matrice salutistica: l’energia che viene dal cibo viene inattivata dalla cottura, secondo questa corrente, pertanto è dannoso cuocere i vegetali che vengono preparati al massimo con l’essiccazione (al sole o in appositi forni, l’importante è che non si superino i 40°. Frutta, verdure e semi sono quotidianamente ingeriti dai Crudisti, mentre si eliminano pasta, pane etc. perché richiedono la cottura. In questo modo gli enzimi attivi continuano ad agire anche dopo l’ingestione. Il crudista mangia cibo “vivo”, e predilige i germogli che contengono grande energia e sostanze nutritive.

    I Fruttariani, infine, si nutrono soltanto di frutta o verdure che non abbiano richiesto la morte dell’organismo che ha generato l’alimento: un’insalata non va bene, un pomodoro sì poiché cresce sull’albero. Meglio ancora se il frutto non è stato prelevato con la violenza ma soltanto dopo una spontanea caduta.

    Io per ora sono Latto-Ovo-Vegetariano, ma mi sto spostando verso il vegano. Trovo che non sia limitante: ogni tipo di alimentazione ha le sue nuove scoperte, poiché molti piatti sono ignorati completamente da chi crede di avere una dieta variegata. Tra le domande che si pongono ai vegetariani c’è “ma mangi solo insalata?” E spesso chi pone questa domanda non capisce che gli si potrebbe rispondere: “E tu, mangi soltanto cadaveri?”

    10 consigli per un’alimentazione sana


    I miei sono solo consigli ma… sperimentati.

    1. Diminuire (o eliminare) la carne dalla propria dieta
    Per me è stato completo, e suggerisco questa strada, ma comunque è preferibile diminuire almeno la quantità di carne rossa limitandola al massimo a una-due volte a settimana

    2. Sostituire lo zucchero bianco con altri dolcificanti naturali
    Lo zucchero bianco o raffinato (proveniente dalla barbabietola) è considerato un “non-nutriente” perché in pratica privato di qualsiasi sostanza nutritiva presente nel prodotto grezzo. La capacità di alzare la glicemia e farla calare a picco dopo breve tempo è decisamente un aspetto da evitare. Come da evitare sono tutti i dolcificanti artificiali (Acesulfame-K, Aspartame). Meglio preferire zucchero grezzo di canna in piccole quantità, fruttosio e la Stevia, dolcificante naturale di cui parleremo poi.

    3. Bere molta acqua
    Non caffè, bevande zuccherate o vino, ma acqua. A quanto ne so e sperimentato    bisogna bere almeno due litri d’acqua al giorno, preferibilmente di fonte ( se l’acquedotto dà garanzie anche quella del rubinetto va bene). L’acqua è indispensabile al metabolismo cellulare, rende le fibre più morbide consentendo il passaggio degli alimenti nell’intestino, aiuta i reni a smaltire le scorie. E poi è fresca!

    4. Mangiare cibi integrali
    I cibi integrali sono quegli alimenti che non hanno subito particolare trattamento di raffinazione durante la produzione dell’alimento: cereali (e di conseguenza farine),  la cui parte esterna e fibrosa non sia stata eliminata, e non sia stato di conseguenza persa tutta la sostanza contenuta come vitamine (soprattutto quelle del gruppo B) e fibre. Come nel punto precedente, le fibre sono indispensabili a far scivolare nell’intestino il chimo (cibo parzialmente digerito) e non far ristagnare a lungo le tossine che altrimenti sarebbero causa di stipsi e altri problemi.

    5. Molta frutta e verdura cruda
    La base dell’alimentazione dovrebbe basarsi su alimenti crudi: un’insalata non dovrebbe mancare in ogni pasto (preferibilmente mista e prima del pasto come nella cucina francese). La cottura infatti disattiva alcune delle vitamine e sostanze presenti nell’alimento. La frutta dovrebbe essere mangiata fuori dal pasto, perché così viene digerita prima. Ovviamente di stagione: è più fresca e completa, e soprattutto si risparmia!

    6. Combinazioni alimentari
    Alcuni alimenti sono meno compatibili con altri: questo perché i carboidrati sono digeriti parte nella bocca e parte nell’intestino in condizioni di PH alcalino  (gli enzimi lavorano solo in uno specifico ambiente) mentre le proteine nello stomaco. Non entrerò nel dettaglio (affronterò l’argomento in un futuro articolo) ma combinazioni quali panino prosciutto e formaggio e ragù di carne sono decisamente poco digeribili. Ve ne sarete accorti!

    7. Ridurre o eliminare l’alcol
    Un bicchiere di vino a pasto ok, aiuta la digestione e pare contenga anche sostanze positive per il cuore. Ma il fegato in alta quantità non lo digerisce! Pertanto per quanto mi riguarda sto cercando di eliminarlo.

    8. Alimentazione variata
    Mangiare sempre le stesse cose non consente al corpo di trovare tutte le sostanze nutrive necessarie al corpo: l’organismo necessita non soltanto di proteine, carboidrati, lipidi e vitamine ma anche di tutti i micronutrienti (es. oligominerali) che agiscono in sinergia e proteggono dalle malattie.

    9. Masticare a lungo
    Una volta dicevano che la prima digestione avviene in bocca. Infatti i carboidrati sono scissi grazie alla saliva e comunque devono essere meccanicamente ridotti in piccole parti. Questo è uno dei miei difetti, di solito mi sbrigo a mangiare, infatti lo stomaco non la prende molto bene!

    10. Fare attività fisica all’aperto
    Beh non è propriamente un’abitudine alimentare, ma comunque è dimostrato che oltre a migliorare il fiato, bruciare grassi e regolarizzare il metabolismo l’attività fisica rende più forti le ossa. Farla all’aperto, inoltre, rende possibile la formazione della vitamina D, indispensabile alla fissazione del calcio

    Insomma cerchiamo di trattarci meglio! Io ci proverò, spero anche voi!