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La guerra è dentro di noi


Il pensiero dell’occidentale medio, cresciuto in mezzo a una sorta di finta pace simile a un cuscinetto di bambagia è presto detto: la guerra è male e nessuno deve permettersi di togliere la vita a un altro essere umano. Gli altri paesi facciano come vogliono: la lacrimuccia scende durante il telegiornale ma si è già asciugata prima della fine della pubblicità del panettone. I ricordi del Secondo Conflitto sono ormai troppo lontani, e i reduci sempre in minor numero e più anziani.

Il terrorismo, soprattutto nelle sue ultime comparse in Francia e Germania ha gelato gli spettatori ricordando che se le vittime ci sono a noi  più vicine allora la tragedia è immediatamente riconoscibile come più tremenda da affrontare. Non si parla di numeri ma soltanto di meccanismi mentali e mediatici.

La cosa che più mi colpisce è però analizzare altre consuetudini umane, ovvero quelle legate al micro gruppo della famiglia e della struttura della locale società. 

Finché vediamo dall’esterno avvenimenti di violenza più o meno grave, fisica e psicologica, li condanniamo senza remore; un talebano o un guerrigliero dell’ISIS è “il male” e da fermare senza alcun dubbio. Quando però la violenza si accende al semaforo con un clacson che anticipa l’automobilista davanti a noio la vessazione di una ragazzina cicciottella il tutto rientra nell’ambito del meno grave, del trascurabile. 

Una violenza nell’ambito della famiglia è sempre esecrabile, anche senza la presenza di armi o di un conseguenze gravi. Temo che in alcuni, casi per conservare l’integrità della struttura familiare in caso di danneggiamento dell’anello debole della catena  (si parla di calci e pugni come anche di vessazione psicologica reiterata nel tempo ) si finisca per giustificare atti che di accettabile hanno poco o niente.

Ritengo che la guerra, la minaccia e la tortura così come l’omertà mafiosa e la codardia siano manifestazioni estreme di piccoli abbozzi e canovacci già presenti nelle comunità, nei condomini e nella massima rappresentazione della civiltà come la conosciamo, la famiglia. 

Possiamo agire per rappresentare elementi etici come la cavalleria, la fede e il coraggio già agendo a piccole dosi. Le trasformazioni da noi causate e proposte agiranno a due livelli, ovvero nel nostro piccolo e anche macroscopicamente, perpetrando un miglioramento apparentemente invisibile ma al contrario utile anche in un non troppo prossimo futuro.

La salute è tutto


Ragazza con la febbreSi corre ogni giorno al lavoro, si inseguono mille obiettivi. Ci si arrabbia con il vicino perché fa rumore la mattina presto. Si inveisce contro l’automobilista che passa prima di noi, si perde tempo in mille attività inutili. Ci sono cose che consideriamo primarie: denaro, successo, fama. Ci sono sentimenti, anche puramente negativi, che anteponiamo ad altri molto più semplici; percorsi densi di difficoltà. Eppure non pensiamo che siamo esseri umani il cui fisico è talmente delicato che da un momento all’altro possiamo sparire. O possiamo perdere le persone che abbiamo vicine senza nemmeno accorgerci del motivo.

Ho imparato a pensare che non possa esistere alcuna cosa che valga la pena di avere più della salute propria e delle persone a cui vogliamo bene. Si può provare profonda frustrazione e insoddisfazione, ma non ci si deve mai concentrare su altro che sull’abbracciare la propria famiglia o i propri amici quando stanno bene e aiutarli quando sono malati, godendo di ogni attimo felice.

Tutto questo va inseguito tramite una corretta alimentazione e attività fisica, ma anche cercando di allontanare da sé i sentimenti negativi, le ansie immotivate e le battaglie inutili. Perché la salute, alla fine, è tutto.