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Pilota automatico e aggiustamento della rotta


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Abbiamo visto come spesso sia necessario non guardarsi più indietro per riuscire a perseguire un obiettivo. Sappiamo anche che l’obiettivo deve essere definito nel modo corretto e che bisogna essere determinati. Questo è verissimo ma…

Cosa succede se effettivamente ci sono problemi e contrattempi? Si utilizza una strategia simile a quella del “Pilota automatico”.

Ho inserito nel post un’immagine tratta dal film “L’aereo più pazzo del mondo”, per sdrammatizzare. Qui il pilota automatico è un pallone a forma di pilota che, con un sorrisone guida l’aereo in sostituzione del vero pilota che è svenuto. In realtà il concetto che vorrei esprimere è legato al vero meccanismo automatico degli aerei.

Quando viene innestato questo tipo di controllo, l’aeroplano per seguire una rotta prestabilita effettua tanti piccoli aggiustamenti rispetto a una “route” che lo porta fuori strada centinaia di volte. Ogni volta l’aereo viene riportato con piccolissimi assestamenti a seguire la corretta direzione, quella definita inizialmente. Cosa c’entra questo con i nostri obiettivi?

Quando definiamo un obiettivo, sappiamo che esso richiederà diverse azioni. Invece di seguire un’unica traccia e desistere nel caso in cui tale percorso subisca diverse deviazioni, dobbiamo essere in grado di aggiustare volta per volta, anche cambiando le tappe intermedie, questa strada. In questo modo riusciremo più facilmente a portare a termine ogni fermata e arrivare diretti all’obiettivo finale.

Quindi buon pilota automatico (che siete sempre voi) e raggiungimento dello scopo finale!

Bruciare le navi per raggiungere i propri obiettivi


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Si racconta che Cortès, condottiero spagnolo, messo nella situazione di affrontare gli Aztechi in Messico, nel 1519, con meno di una dozzina di navi e poco più di 500 soldati, vide i suoi uomini titubare e chiedere la resa. La sua risposta fu una sola: chiese loro di distruggere le navi. Perché lo fece? Per non lasciare nulla di intentato e per non avere null’altro da desiderare che la vittoria.

E’una situazione molto diffusa: ci troviamo ad avere altre possibilità e rimanere sempre con la mente nel passato, nella zona grigia di comfort. Magari potremmo aprire un’attività, conoscere nuove persone, mentre la paura ci spinge a dire che in questo modo abbandoneremmo la certezza del passato, le sicurezze economiche ed emotive che ci mandano avanti. Ho avuto personalmente la possibilità di fare questa scelta, proprio di recente: il lavoro che facevo da 15 anni è finito, e io ho avuto la possibilità di fare un piccolo salto oppure provare una nuova strada, ovvero quella di un lavoro mio. La scelta che ho fatto riflette proprio la convinzione che, prima o poi, la vita ci pone per forza davanti delle scelte che fanno cambiare strada, e che se si tiene sempre la stessa rotta qualcosa accadrà per farla cambiare forzatamente.

Proprio per questo ho deciso di “bruciare le navi” dietro di me, di prendere una nuova strada e di lasciar perdere ciò che poteva essere una sicura e tranquilla vita per un altro po’ di tempo. Ciò che avrei perso, però, è quel forziere di esperienze che probabilmente farò senza l’appoggio di uno stipendio fisso.

Per questo suggerisco a tutti, prima o poi, di mettere da parte le proprie paure e fare il salto. Almeno una volta, provate a lasciar dietro tutto e inseguire i vostri sogni, perché non ve ne pentirete.

Amici: la leva più potente


E’possibile fare tantissime riflessioni sull’automiglioramento. Si mettono in gioco le strategie più differenti: strumenti di pianificazione, PNL, creazione di nuove abitudini, coaching motivazionale e così via. Le tecniche però riguardano soltanto la nostra personale esistenza. Attraverso di esse riusciremmo a migliorare le nostre personali azioni e potremmo forse conseguire gli obiettivi prefissati.

Eppure secondo il mio personale parere non è proprio così, e vi spiegherò perché.

Ultimamente sto studiando appunto le modalità di miglioramento. E’fantastico riconoscere che il proprio percorso, soltanto delle scelte fatte al momento opportuno, può prendere la direzione decisa inizialmente. Ma una singola forza non può sollevare grandi pesi se non viene amplificata. Ogni forza ha bisogno di una leva. Questa leva è l’Amicizia.

Gli amici ci sostengono nel momento in cui siamo giù, anche se noi non siamo in grado di dare loro nulla proprio perché siamo avviliti. Ci ricordano i nostri errori e i nostri difetti che non riusciamo a vedere da soli. Non sarebbero amici se non lo facessero.

In questo periodo, ormai purtroppo posso dire che dura da parecchio tempo, ho rinunciato alle giornate passate con gli amici. I miei fine settimana erano scanditi un tempo dagli incontri con il mio vecchio gruppo. Li vedo ancora (e forse mi leggeranno) ma non spesso come prima. Questo causa la mancanza spesso di un genere di spinta emozionale che mi rendeva più facile agire. Loro hanno smussato angoli terribilmente insopportabili del mio carattere e mi hanno reso una persona migliore.

Non sono senza amici, ma un po’ mi manca un periodo della mia vita in cui viaggiavo sorretto da altre spalle. Ricordiamoci sempre che per sollevare un forte peso non dobbiamo romperci la schiena ma utilizzare la nostra leva migliore: gli Amici.