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Pilota automatico e aggiustamento della rotta


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Abbiamo visto come spesso sia necessario non guardarsi più indietro per riuscire a perseguire un obiettivo. Sappiamo anche che l’obiettivo deve essere definito nel modo corretto e che bisogna essere determinati. Questo è verissimo ma…

Cosa succede se effettivamente ci sono problemi e contrattempi? Si utilizza una strategia simile a quella del “Pilota automatico”.

Ho inserito nel post un’immagine tratta dal film “L’aereo più pazzo del mondo”, per sdrammatizzare. Qui il pilota automatico è un pallone a forma di pilota che, con un sorrisone guida l’aereo in sostituzione del vero pilota che è svenuto. In realtà il concetto che vorrei esprimere è legato al vero meccanismo automatico degli aerei.

Quando viene innestato questo tipo di controllo, l’aeroplano per seguire una rotta prestabilita effettua tanti piccoli aggiustamenti rispetto a una “route” che lo porta fuori strada centinaia di volte. Ogni volta l’aereo viene riportato con piccolissimi assestamenti a seguire la corretta direzione, quella definita inizialmente. Cosa c’entra questo con i nostri obiettivi?

Quando definiamo un obiettivo, sappiamo che esso richiederà diverse azioni. Invece di seguire un’unica traccia e desistere nel caso in cui tale percorso subisca diverse deviazioni, dobbiamo essere in grado di aggiustare volta per volta, anche cambiando le tappe intermedie, questa strada. In questo modo riusciremo più facilmente a portare a termine ogni fermata e arrivare diretti all’obiettivo finale.

Quindi buon pilota automatico (che siete sempre voi) e raggiungimento dello scopo finale!

Obiettivi e Azioni per una giusta Motivazione


Nella vita, è naturale, ognuno ha degli obiettivi. Alcuni sono grandi o perfino irraggiungibili, altri invece sono tranquillamente alla propria portata. Parlando con alcune persone mi sono però reso conto che spesso non è chiaro il significato della parola “obiettivo”.

“Cosa devi fare oggi?”
“Pulire la mia stanza”.
“E qual è il tuo obiettivo finale?”
“Beh… togliere la polvere, rifare i letti”…

In realtà questo tipo di ragionamento a mio avviso crea una certa confusione. Quando visualizziamo l’obiettivo dobbiamo appunto prima focalizzare il risultato vero e proprio; anche se nella nostra mente questo deve essere ovviamente chiaro, dobbiamo comunque cercare di astrarlo il più possibile dalle azioni necessarie a portarlo a termine. Come descrive David Allen in Getting Things Done, libro già descritto in un mio precedente articolo, è necessario mantenere diversi livelli nella propria pianificazione: c’è l’obiettivo che corrisponde ciò a cui vogliamo arrivare alla fine, sia ad esempio “avere un corpo sano”, “ottenere sicurezza sul lavoro” e così via. Poi ci sono i progetti, che comprendono una serie di azioni di numero variabile (“trovare un lavoro che mi consenta di avere la sicurezza che voglio”) e infine le singole azioni (“preparare il curriculum”, “spedire il curriculum” e così via).

Bisogna quindi visualizzarsi nello stato che si accompagna al raggiungimento del nostro obiettivo: io, ad esempio, mi immagino nella mia forma fisica migliorata, che è l’obiettivo a cui punto frequentando la palestra. Cerco di visualizzare il mio corpo più forte e tonico, immagino il mio fiato meno breve, i riflessi più veloci.

Cominciamo dunque a visualizzare il nostro obiettivo come tale, distaccandolo concettualmente dalle azioni che dobbiamo portare avanti mentre lo perseguiamo. Questo per consentirci di modificare quando necessario il metodo scelto, senza per questo dover virare ogni volta in una direzione diversa.